Open Access e valorizzazione della ricerca PDF Stampa E-mail
News - 2013

altLo scorso 22 ottobre si è tenuto, presso l'aula blu dell'ex facoltà di Agraria, il seminario Open Access e valorizzazione della ricerca, a cura del prof. Gino Roncaglia.

Il seminario, organizzato dal Centro Biblioteca Agraria e Scienze in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici e Sociali - DISTU, ha visto la partecipazione del neo eletto Rettore, prof. Alessandro Ruggieri.

Dopo un'ampia introduzione del prof. Enio Campiglia, presidente del Centro Biblioteca e i saluti del Magnifico Rettore, prof. Alessandro Ruggieri e del direttore del DISTU, prof. Giulio Vesperini, Roncaglia è entrato nel vivo dell'argomento con passione e chiarezza.

Con un lungo excursus ha ripercorso le tappe fondamentali del Movimento Open Access, dalla nascita dell'OAI-Open Archives Initiative, alla Berlin Declaration del 2003, alla Dichiarazione di Messina del 2004, fino al recente Decreto Cultura, poi convertito in legge (L. 112 del 7.10.2013), passando attraverso i documenti elaborati dalla Crui.

La filosofia OA si basa sull'assunto che, se si usano fondi pubblici per la ricerca e per i risultati della ricerca, questi devono essere pubblici, messi cioè a disposizione di tutti gli utenti.

Quale strumento migliore di internet per diffondere quindi verso tutti il sapere scientifico? Da qui la nascita degli archivi aperti, istituzionali e disciplinari, e delle riviste ad accesso aperto. L'Università della Tuscia è stata tra le prime università italiane a dotarsi di un archivio aperto istituzionale, Unitus DSpace.

Ai docenti e ai ricercatori quindi la scelta se depositare i propri lavori in un archivio aperto o pubblicare direttamente open. In questo modo si va anche a contrastare il monopolio di alcuni editori internazionali.

Gli editori commerciali hanno infatti esteso il loro controllo del mercato attraverso fusioni e acquisizioni di titoli da società scientifiche e professionali; queste operazioni hanno causato aumenti consistenti dei prezzi delle riviste e questi aumenti hanno determinato continue cancellazioni di abbonamenti da parte delle biblioteche.

Il risultato è insomma paradossale: gli Atenei sostengono il costo della ricerca, ne cedono gratuitamente agli editori i risultati e infine li riacquistano a costi ormai quasi intollerabili.

L'invito che si rivolge perciò a istituzioni e ricercatori è quello di rispondere ad un imperativo etico: se si usano fondi pubblici, si ha il dovere di rendere pubblici i risultati della ricerca. Basta solo imparare come e superare insieme gli ostacoli che si frappongono.

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SBA Unitus
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